Fare Networking: online vs offline?

1

Quali sono, ad oggi, le dinamiche più efficaci per creare un network proficuo e ampliare la propria rete di contatti professionali?

Ci penso da un pò di tempo e mi sono spesso posto il quesito se, per fare Rete, per trovare una serie di interlocutori seri, concreti e professionali, sia più corretto affidarsi al Web e ai Social Network oppure alla più classica e “tangibile” interazione personale. Da questo nasce il seguente pezzo, frutto più di un flusso di coscienza che di un ragionamento a mente fredda. Abbiate la pazienza di leggerlo o la crudeltà di chiuderlo testé.

La domanda amletica: Online vs Offline?

Siamo nell’era digitale, direte, che motivo c’è di scomodarsi a fare indagini per passaparola, chiedersi “chi sia chi” e cosa faccia per vivere, appurarne l’attendibilità tramite terzi, scovare un contatto telefonico, alzare la cornetta del telefono, comporre il numero e provare infine a entrare in contatto telematico con un potenziale partner o cliente o fornitore, per poi fissare un incontro di persona, farsi magari un bel viaggetto in treno e giungere infine in sede, una stretta di mano, quattro chiacchiere, per capire che, chi abbiamo di fronte, più che un possibile “lead”, è una testa di rapa!

Quanto descritto era ciò che, per sommi capi, avveniva fino a poco tempo fa (e avviene ancora, direi), forse qualche decennio fa, volendo essere precisi. Oggi, invece, i tempi sono cambiati e “conoscere qualcuno di persona” risulta molto più semplice e sicuramente più veloce, a patto che questo qualcuno abbia una “visibile” identità virtuale, l’abbia curata negli anni e sia disposto a ricambiare la nostra richiesta di contatto (d’altronde, basta un clic).

Ok, quindi la risposta giusta sarebbe “fare networking online”?

Non ne sono ancora del tutto convinto e vi spiego il perché. Nonostante sia palese quanto i mezzi di comunicazione moderni stiano agevolando e radicalmente trasformando qualsiasi forma di interazione umana (dai rapporti familiari e sentimentali a distanza, alla fruizione di notizie e documenti, fino ai fenomeni di smartworking e lavoro da remoto), la piazza reale contende ancora un posizione di favore rispetto a quella virtuale, non fosse altro perché spesso, troppo spesso, i vari furbetti del quartiere si sono spostati dall’offline all’online, avendo capito che si possono fare affari (certi affari) anche in Rete, comodamente da casa e con qualche (poco dispendioso) clic. Certamente, non dobbiamo fare di tutta l’erba un fascio, ma un pizzico di malizia e una maggiore attenzione ai “particolari” sono necessari e forse abbiamo ancora bisogno di cimentarsi in una bella chiacchierata tête-à-tête.

Fare Networking

Online Networking: LinkedIn e/o Facebook

Permettetemi qualche esempio palpabile per quanto concerne il Networking Online. Personalmente utilizzo gran parte delle piattaforme social in circolazione, ma ho notato che LinkedIn e Facebook, in particolare, si prestano meglio alle mie (ed altrui, altrimenti non avrebbe senso parlare di Rete) finalità professionali (mi sentirei di citare anche MyOpportunity, ma è ancora presto, anche se la piattaforma ha del potenziale).

LinkedIn, lo sappiamo, è nativamente pensato come social network professionale e, in quanto tale, dovrebbe già porre un punto esclamativo sui dubbi da cui questo pezzo nasce, e sancire la bontà e l’utilità dei media sociali. Ma così non è, almeno non del tutto. Da quanto mi sono iscritto, almeno cinque anni o più (l’età avanza, non solo dei social media), ho più volte pubblicato articoli su come LinkedIn sia stato troppo spesso sfruttato da sedicenti ammiratori pronti a investire su di te o da guardoni incalliti (ne ho visto uno proprio ora che scrivo, il classico a LinkedIn member viewed your profile) che stanno lì a spiare se hai fatto carriera o hai terminato gli studi (e questo solo per citarne qualcuno). Quindi NO, non è certamente al riparo da storture, invaso sempre di più da orde di “Expert” e aspiranti disoccupati  pronti a offrire i propri servigi (e peggio ancora, i propri contributi indiscriminati e dalle “connotazioni pop“, come ha giustamente sottolineato Riccardo Scandellari in questo pezzo) in cambio di un tozzo di pane (o di qualche fregatura da propinare), eppure, allo stesso tempo, SI, esso rappresenta per me lo spazio virtuale mediante il quale ho avuto modo di entrare in contatto con alcuni dei più interessanti e sani professionisti del Web, scambiando opinioni, idee e gettando le basi per collaborazioni passate e future(non a caso il gruppo LinkedIn di Social MediaLife ha appena toccato quota 2000 membri iscritti, tutti organici).

Facebook invece merita un discorso a parte. Anche qui gli anni sono passati, ricordo quando mi iscrissi e di Amici, di quelli che conoscevo effettivamente nella vita reale, forse ne avevo trovato pochi tra gli iscritti. Una sidebar a sinistra comprendeva di tutto, dai video ai post alle informazioni più disparate e non si capiva dove la piattaforma asi sarebbe evoluta. Ma esserci, allora, era come per i passeggeri del MayFlower che approdavono sulle coste del Massacchussets, a Cape Cod, nel 1620. Da allora in avanti nulla sarebbe stato più come prima. Noi “esploratori” internauti stavamo non per fare i primi incontri con i Nativi Americani, ma con i Nativi Digitali (e Dinosauri vari) a dimostrazione che il cambio dei ruoli era già in atto. Il numero delle richieste di Amicizie divenne direttamente proporzionale a quello delle stupidaggini postate sulla bacheca di Facebook. Poi (non per forza in quest’ordine) i Gruppi, gli Eventi, le Pagine Fan (e coloro che ancora oggi si ostinano a creare un profilo personale invece che una pagina aziendale per coinvolgere coattivamente fan/amici subissando chiunque di richieste) e i Video fecero la loro apparizione. Migliaia, milioni, un miliardo di utenti, condito da acquisti importanti (Instagram e WhatsApp) e una serie di traguardi tagliati, che proiettavano, ora lo so con certezza, Mark Zuckerberg verso il monopolio della Rete (almeno per quanto concerne la sfera social). Anche qui il voyeurismo, come per LinkedIn (e più di LinkedIn, perché, diciamolo, per molti dei suoi utenti, Facebook nasce e vive per farsi gli affari altrui e postare foto di animali buffi e bufale sugli immigrati), è diventato di casa. Ma allo stesso tempo, per fortuna, come su LinkedIn, la presenza di professionisti e interlocutori seri è in aumento, migliorando, di conseguenza, la qualità dei post, dei confronti e della condivisione del Sapere (a discapito di chi ne è totalmente dipendente) e favorendo soprattutto la nascita di Gruppi di discussione davvero validi e utili. Insomma, non tutto è perduto… forse.

Sei davvero chi dichiari di essere?

Resta però un dubbio, come già dichiarato in apertura di articolo: quanto può essere veramente affidabile una persona online, nonostante:

abbia una “visibile” identità virtuale, l’abbia curata negli anni e sia disposto a ricambiare la nostra richiesta di contatto

Secondo voi? Nessuno mi vieta di mostrare il meglio di me online, o peggio ancora, inventare un personaggio che non esiste, il tutto solo per una manciata di Like, qualche commento o diverse condivisioni. Stiamo davvero perdendo il contatto con la realtà a tal punto da richiedere, a gran voce, un ritorno alla fisicità delle relazioni interpersonali? Stiamo assistendo a un fenomeno di Net-dependency erischiamo di sviluppare (se non è già troppo tardi) una totale e assoluta dipendenza dai social media, per la quale, abbiamo passivamente accettato un teorema 2.0 che potremmo riassumere con “Clicco Ergo Sum” (perché, usare verbi come “Scrivo, Condivido, Commento, Partecipo, Visualizzo, Chatto, etc”, sarebbe come adottare “declinazioni di volontà” appartenenti a una categoria tassonomica consecutiva e secondaria all’assioma “Clicco quindi sono”, che realizza difatti, nell’azione del Clic, o del Touch su dispositivi Mobile, l’indizio primordiale di ogni Identità Virtuale)! Il rischio di imbattersi in “Sepolcri imbiancati” è alto e la Rete, purtroppo in questo, è lo strumento privilegiato da chi fa della mistificazione la propria missione (o motivo di evasione e affermazione).

La virtù sta sempre nel mezzo?

E dunque, alla fine, è proprio vero, In Medio Stat Virtus, nelsenso che vivere di estremi assoluti non è mai la soluzione più giusta, neanche in questo caso. Si può quindi ipotizzare che il modo migliore per fare networking sia bilanciare i due poli, quello virtuale e quello reale, procedendo, se possibile, seguendo il classico e (anche questo concetto) aristotelico Metodo Deduttivo?

Mi spiego meglio. Poniamo di aver individuato un potenziale contatto (qualunque sia la finalità del lead) e che si voglia provare a intessere una relazione professionale. Cosa farei (e, in realtà, faccio già)?

  1. La prima cosa sarebbe provare a cercarlo online, verificandone la presenza in Rete, eventuali opinioni o notizie sul suo conto.
  2. Dopodiché passerei alla consultazione degli account social (e non solo) di cui è in possesso, provando a capire come li usa, quanto li usa e con chi è già in contatto (magari si condividono collegamenti, anche se, non sempre questo è un sano indicatori, qualora il soggetto in questione sia un “Serial adder”).
  3. Infine, convinto dalla “bontà” della Web Identity, passerei a inviare la richiesta di collegamento.

Qualora si riuscisse a instaurare un dialogo costruttivo e appuratoche ci sia un reciproco interesse collaborativo, non resterebbe che “saggiare” di persona di che pasta è fatto il mio nuovo contatto (provando, dunque, a dedurre, chi ci sia veramente dall’altro lato del telefono), proponendo un incontro di persona, face-to-face, perché non c’è cosa migliore che parlare guardandosi negli occhi e cogliere tutti quei segnali che, purtroppo, una tastiera, un mouse e uno schermo non sono in grado di fornirci.

In questo settore, in effetti, le occasioni non mancano, grazie ai tanti eventi dedicati e alle sempre più frequenti presentazioni di libri e manuali saggistici, ma si tratta pur sempre di avvenimenti pubblici, di circostanze formali, fatti di strette di mano, sorrisi e pacche sulla spalla (neanche fossimo al comizio elettorale di qualche candidati politico), niente a che fare con un confronto informale, davanti a un caffè o un buon pasto.

Dall’online all’offline: ora capisco chi sei

L’appuntamento c’è, orario e luogo sono stati fissati, non ci resta dunque che affrontare l’ultima prova, forse la più difficile soprattutto per i molti smanettoni del web, abituati più allo schermo che a un volto in carne e ossa. Siamo qui, dal vivo ed è il momento di capire se la persona che ci sta di fronte fa davvero al caso nostro.Dinamiche di Networking offline

Ma se non avessi fatto le dovute ricerche online e non avessi precedentemente verificato se chi mi sta di fronte ha tutte le carte in regola (almeno sulla parola-web), come avrei potuto gestire tutto ciò? Non è che puoi fissare chi ti sta di fronte e per magia visualizzare tutte le informazioni su di lui, compresi profili social e popolarità (non dopo che Google ha ritirato i Google Glass e non prima che altri Big come Microsoft o Samsung rilascino funzionalità simili all’interno dei propri Hololens o Gear VR?). Tempo fa una startup scandinava aveva lanciato un’applicazione che ti permetteva di inquadrare qualcuno e, per magia, visualizzare in realtà aumentata il profilo web completo di chiunque, ma siamo ancora lontani… E se il nostro dirimpettaio stesse pensando lo stesso su noi e nutrisse gli stessi dubbi? Mi basterebbe tirare fuori il vecchio biglietto da visita, mostraglielo e consigliandogli di scannerizzare il QR Code stampato in primo piano, fornirgli alcune “garanzie” utili a instaurare un rapporto di fiducia?

Dare tempo al tempo

Sono tutti scenari possibili o auspicabili, ma il problema resta e la soluzione, a mio avviso, rimane opinabile e soggettiva e soprattutto, figlia del tempo. Perché, dalla mia breve e modesta esperienza, non basta dire chi sei senza dimostrare di esserlo.

In circa quattro anni di presenza online con SocialMediaLife.it ho avuto modo di interagire con tante, tantissime persone, buoni e cattivi, belli e brutti ma tutti, nessun escluso, hanno mostrato il lato oscuro di sé solo con il tempo. E’ un pò come per gli amici, quelli che hai conosciuto durante l’infanzia, con cui hai condiviso le più istintive e pure emozioni, rimangono tali anche a distanza di anni in completo silenzio comunicativo, perché porti con te ferite e fregi comuni. Rispetto e Coerenza sono alla base di qualsiasi network, sia esso online che offline, purché non vengano lesi o usurati da circostanze temporali fatte di opportunismo, adulazione pro-interesse, supporto pro-visibilità (chi mastica di blogging e social media, mi capirà) e chi più ne ha più ne metta (la lista è lunga). Ed entrambi le “Reti” devono essere interattive e interscambiabili tra loro, fatte di Endorsement, Consigli e anche Caffè offerti al bar!

Dunque pesa pure la “presenza” di ogni nodo nella tua Rete con calendario alla mano e non ti curar di chi viene e va o si mostra poco empatico e, ancor peggio, tutto concentrato su se stesso. Alla fine tutti i rami secchi sono destinati a cadere e, seppur resistenti alle quattro stagioni del Web, non potranno far altri che stagliarsi all’orizzonte del tuo Network, magari additandoti con maldicenze e ingiurie. In ogni caso, intangibili.

Tommaso Lippiello

Autore/trice

Tommaso Lippiello

Lavora da tempo come Digital Program Manager per Agenzie di Marketing e Comunicazione e in Aziende del settore ICT. Attualmente Program Manager in Microsoft Bing è esperto di Social Media e Formatore, è creatore e redattore di SocialMediaLife.it e co-founder di MobilitaPubblicoImpiego.it. Seguimi su:

  • Tommaso Lippiello

    Grazie del contributo Daniele, pensavo di aver messo assieme solo pensieri scontati, invece noto che un riscontro positivo c’è.
    A presto
    Tommaso

Potrebbe interessarti anche...