Il Social Recruiting in Italia

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Come sta cambiando il settore della Ricerca e Selezione del personale in Italia dopo l’avvento e la diffusione dei Social Network.

Cerchi lavoro? Solitamente ti rechi presso un’agenzia di somministrazione o interinale? Oppure compri un periodico con tutte le nuove offerte, di quelli con in prima pagina cifre a caratteri cubitali? O sei uno degli ultimi temerari che si affidano ancora ai servizi (anacronistici in gran parte del Paese, purtroppo) dei Centri per l’Impiego? Qualunque sia la tua risposta sappi che stai sbagliando alla grande e dubito che tu abbia davvero trovato, attualmente, un’occupazione seria e duratura (se mi sbaglio, meglio per te e in bocca al lupo).

Si, perché non è solamente un problema di welfare o politiche del lavoro scadenti o assente a rendere la disoccupazione (e quella giovanile), un dramma in questo Paese, ma anche un basso livello di alfabetizzazione informatica, un costante rallentamento da Digital Divide e l’incapacità di sfruttare al meglio le nuove tecnologie digitali e servizi annessi, comprese le dinamiche del Social Recruiting. Ovviamente il discorso va esteso, oltre che ai Job Seekers, anche ai Job Recruiter, che troppo spesso pubblicano annunci su piattaforma di Job Posting e poi, un attimo dopo aver caricato il CV in formato Europeo, ti chiedono di compilare un form con cinquemila schede e un processo di riempimento lento, dispendioso e lungherrimo!

Recentemente mi è capitato infatti di ricevere, via Newsletter, un’interessantissima indagine condotta da ExecutiveSurf, società internazionale specializzata appunto in ambito Recruiting, a tutti i livelli esecutivi e in ogni settore professionale. Il rapporto si chiama Recruitpedia Italy, ed è l’ultimo di una lista di report su diversi Stati internazionali, tra cui quello sul Bel Paese, appunto.

Lo stato di salute dell’economia Italiana

Settori Economici Italia 2015

Terra di Santi, Poeti, Navigatori e Disoccupati, il nostro Paese viene descritto come uno dei più antichi per centri di eccellenza commerciale (e come dargli torto), citando, tra gli altri, esempi come Firenze, Genova e Venezia (prima di Antwerp, Londra o New York), uno dei primi sostenitori dell’Unione Europea e il primo Paese a soffrire (nel modo peggiore) la crisi finanziaria del 2008 all’interno dell’Eurozona. E ancora, un debito pubblico del 123% del PIL (a partire da metà 2012) e una recessione più profonda e più longeva che in tutti gli altri Stati del blocco Euro. Unico fiore all’occhiello (o faremmo meglio a definirlo, salvagente o motore economico) l’export, capace di trainare l’economica italiana durante la crisi. Un’economia votata ai servizi, con un atavico divario tra un Nord industriale e avanzato e un Sud agricolo e meno sviluppato (almeno a partite dal 1861). Tutti i settori manifatturieri costituiti da un tessuto principalmente innervato sulla Piccola e Medio Impresa (PMI), il più delle volte a conduzione familiare.

Ma qual’è la situazione occupazionale relativa alle PMI?

Dal momento che rappresentano l’ossatura su cui si fonda la nostra Economia, le PMI sono conseguentemente la principale fonte di occupazione per gli Italiani. L’Italia infatti è prima sia per Valore Aggiunto che per Occupazione, quando si parla di PMI all’interno dell’Eurozona. Realtà non finanziare, che generano il 67% del valore aggiunto e l’80% dell’intera offerta lavorativa in Italia (dato relativo al 2015).  Purtroppo, la situazione delle competenze è diversamente proporzionale a quella dell’offerta, in quanto, nonostante sia il comparto manufatturiero a creare maggiori occasioni di lavoro e valore aggiunto, le principali carenze in quanto a competenze possedute e richiese si registra proprio nel suddetto settore (nello specifico nel comparto metallurgico e automobilistico) oltre che nei settori Salute, ICT e green.

Fuga di cervelli

Data la situazione lavorativa e una disoccupazione giovanile oltre il 40%, molti Italiani hanno dunque deciso di varcare il confine alla ricerca di un lavoro più sicuro, ben pagato e più rapido da trovare. La destinazione principale è rappresentata dal Regno Unito (Marzo 2014-Marzo 2015) con circa 90000 concittadini volati oltremanica. A seguire, Germania, Svizzera e Francia, quale Terra Promessa in cui ri-farsi un futuro. Alcuni tra i talenti migliori e più illuminati hanno preferito cercare fortuna altrove. Per chi ha la fortuna (o sfortuna) di rimanere, le mete preferite rimangono Roma (per il comparto pubblico e diplomatico) e Milano (capitale degli affari con spiccata vocazione IT).

I trend del Social Recruiting in Italia

Social Network più utilizzati in Italia - Percentuale utenti 2015

Ma qualcosa si sta comunque muovendo! Negli ultimi anni infatti, grazie anche alla diffusione dei social media e dell’incremento d’uso degli stessi, alcuni indicatori hanno fatto registrare alcuni segnali positivi, a partire da un incremento del volume e del budget relativo al settore Ricerca e Selezione:

  • la popolazione Internet in Italia è pari a 36.6 milioni di cui 28 milioni hanno un account sui social media;
  • l’uso dei social network professionali sta crescendo e stabilizzandosi, rappresentando attualmente il secondo canale più utilizzato nella ricerca di candidati di qualità;
  • LinkedIn è (purtroppo) considerata ancora solo una piattaforma per caricare (e pavoneggiarsi) un CV e non per fare networking e generare o concludere accordi (vi consiglio l’uso di MyOpportunity, a supporto);
  • WhatsApp è il social network più utilizzato, nonostante il suo impatto irrisorio sul mercato del lavoro (ma quanto ci piace ciarlare?).

Canali di Reclutamento in Italia - Social Network Professionali 2011-2014

A tutto ciò va aggiunto che:

  • la percentuale di aziende Italiane che selezionano candidati passivi è al di sotto della media globale;
  • il brand rappresenta il fattore critico capace di attrarre i potenziali talenti.

Sembra dunque che in Italia stenti ancora a decollare una vera strategia che ponga al centro delle dinamiche di Recruiting il fattore Social Network. Previsione Andamento Utenti Social Network Italia - 2012-2018Ci sarà sicuramente un crescita, ma nel prossimo triennio. Per il momento lo status quo è il seguente:

Il passaparola è ancora il social netwrok preferito per quanto concerne la ricerca di talenti. Il 79.4% degli Italiani crede che sia il modo più efficace di trovare una nuova opportunità professionale. Al secondo posto ci sono le società di ricerca e selezione con il 63.7% e per finire un contatto diretto con l’azienda che assume, al 54%.

D’altro canto, non possiamo stupirci più di tanto se in Italia, le aziende, nonostante la digitalizzazione in corso, ritengono che un appuntamento (troppo spesso il primo) debba per forza avvenire di persona, facendo spesso spendere soldi e tempo ai candidati, soprattutto se consideriamo che tali colloqui avvengono in una fase di scrematura iniziale.

Insomma, possiamo e dobbiamo fare meglio, imparare a sfruttare la “cosa social” e lavorare di più su certi rigidi abitudini, il futuro è a portata di mano (speriamo).

Tommaso Lippiello

Autore/trice

Tommaso Lippiello

Lavora da tempo come Digital Program Manager per Agenzie di Marketing e Comunicazione e in Aziende del settore ICT. Attualmente Program Manager in Microsoft Bing è esperto di Social Media e Formatore, è creatore e redattore di SocialMediaLife.it e co-founder di MobilitaPubblicoImpiego.it. Seguimi su:

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