L’AI delle Big Tech sta distruggendo internet frodando i creator e gli editori

L’AI delle Big Tech sta distruggendo internet  frodando i creator e gli editori
Le bog Tech AI internazionali stanno distruggendo migliaia di creator ed editori
· 6 min di lettura ·

di Marco Valerio Roscioni

L’intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui contenuti, fonti e traffico vengono distribuiti online. BlackBridge propone BB Open come spazio dedicato a creator, professionisti, aziende e magazine.

 

L’intelligenza artificiale generativa sta cambiando il rapporto tra piattaforme digitali, creator, editori e giornalisti. Il tema riguarda il modo in cui i contenuti vengono utilizzati, riassunti e redistribuiti online, con un possibile impatto sul traffico verso le fonti originali e sulla sostenibilità economica di chi produce informazione, analisi e contenuti verticali.

Per anni il funzionamento del web si è basato su un equilibrio abbastanza riconoscibile. I contenuti venivano pubblicati da creator, giornalisti, aziende, professionisti o magazine; i motori di ricerca li indicizzavano; gli utenti arrivavano sui siti; le fonti costruivano traffico, autorevolezza, community e ricavi.

Con l’arrivo dell’AI generativa, questo equilibrio sta cambiando. Sempre più spesso l’utente ottiene una risposta sintetica direttamente dentro una piattaforma, senza visitare il sito da cui provengono le informazioni o senza entrare in contatto diretto con l’autore del contenuto.

Il rischio, secondo questa lettura, è che il valore prodotto dalle fonti venga assorbito da sistemi che sintetizzano le informazioni, mentre traffico, relazione con il pubblico e ritorno economico restano concentrati altrove.

 

Il nodo del traffico e del riconoscimento delle fonti

Il punto centrale non è l’uso dell’intelligenza artificiale per riassumere o organizzare informazioni. Il problema riguarda il modo in cui viene riconosciuto il valore di chi produce quei contenuti.

Creator, editori, giornalisti, magazine verticali, professionisti e aziende costruiscono contenuti sulla base di competenze, tempo, ricerca, esperienza e investimenti. Se però l’utente riceve la risposta senza raggiungere la fonte originale, il sistema rischia di ridurre la visibilità di chi ha prodotto il contenuto.

In questo scenario, la fonte continua a sostenere il lavoro di produzione della conoscenza, ma può perdere traffico, relazione diretta con il pubblico e opportunità di monetizzazione.

Il tema diventa quindi rilevante non solo per il mondo editoriale, ma anche per professionisti, imprese, creator e realtà verticali che usano il web per costruire autorevolezza e comunità.

Il rischio per editori, creator e giornalisti

Se il web diventa principalmente un archivio da cui le piattaforme estraggono informazioni per generare risposte, il modello economico di molte fonti rischia di indebolirsi.

Gli editori potrebbero vedere ridursi il traffico verso i propri siti. I creator potrebbero perdere parte del rapporto diretto con la propria community. I giornalisti potrebbero vedere il proprio lavoro sintetizzato senza un adeguato riconoscimento. I magazine verticali e i professionisti potrebbero diventare meno visibili, pur continuando a produrre contenuti di valore.

Il rischio è che l’AI si alimenti di un ecosistema informativo che, nel tempo, contribuisce a rendere meno sostenibile.

Senza fonti autorevoli, aggiornate e riconoscibili, anche la qualità delle risposte generate dai sistemi di intelligenza artificiale può indebolirsi.

La proposta di BlackBridge con BB Open

In questo contesto si inserisce l’iniziativa di HYBIZ proprietaria della tecnologia BlackBridge, che propone un modello orientato al riconoscimento delle fonti e alla valorizzazione dei contenuti prodotti da creator, professionisti, aziende, magazine e realtà verticali.

Il progetto non riguarda soltanto BlackBridge Mini 1.1, presentato come AI locale e peer-to-peer per PC e smartphone, ma anche BB Open, un’apertura gratuita pensata per profili italiani che vogliono costruire una presenza riconoscibile all’interno di un ecosistema AI.

L’obiettivo dichiarato è consentire a ogni profilo di creare uno spazio ufficiale collegato ai propri siti, media, archivi e contenuti. In questo modo, una fonte riconosciuta può diventare parte dell’ecosistema informativo e, secondo il modello proposto, partecipare al valore generato dalla propria conoscenza.

Verso un nuovo patto tra AI e fonti

Il tema sollevato da BlackBridge riguarda una questione più ampia: il rapporto tra intelligenza artificiale, contenuti e sostenibilità delle fonti.

L’AI può diventare uno strumento utile per distribuire conoscenza, semplificare l’accesso alle informazioni e migliorare l’esperienza degli utenti. Ma perché questo avvenga senza impoverire l’ecosistema informativo, serve un modello capace di riconoscere chi produce contenuti, competenze e informazioni affidabili.

La differenza è tra un sistema che usa le fonti solo come materia prima e un sistema che le rende visibili, verificabili e valorizzabili.

Per creator, editori, giornalisti, professionisti e aziende, la sfida non è soltanto essere presenti online. È continuare a essere riconosciuti come fonti autorevoli anche dentro la nuova economia dell’intelligenza artificiale.

 

Senza questo passaggio, il rischio è che il web venga progressivamente monetizzato da chi riassume i contenuti, mentre chi li produce perde traffico, relazione e sostenibilità.

La questione, quindi, non riguarda solo la tecnologia. Riguarda il futuro economico e culturale delle fonti digitali.

 

Dati utili

Secondo Pew Research Center, gli utenti che incontrano un riassunto AI su Google cliccano meno sui risultati tradizionali: nel campione analizzato, il click sui link esterni avviene nell’8% delle visite con AI summary, contro il 15% delle visite senza riassunto AI.

 

Il Reuters Institute segnala nel Digital News Report 2025 che i media tradizionali stanno affrontando una fase di difficoltà strutturale, con engagement in calo, fiducia bassa e abbonamenti digitali stagnanti.

 

Uno studio accademico pubblicato su arXiv nel 2026, dedicato agli effetti delle AI Overviews su Wikipedia, stima una riduzione di circa il 15% del traffico giornaliero verso le pagine esposte ai riassunti AI.

 

Un altro studio del 2026 sulle AI Overviews di Google rileva che, nelle query analizzate, le risposte AI compaiono nel 13,7% dei casi complessivi e arrivano al 64,7% per le query formulate come domanda.

 

Google sostiene invece che l’AI nella ricerca continui a inviare “miliardi di click” al web ogni giorno e che i click generati siano di qualità più alta. Questo punto va citato per completezza, perché rappresenta la posizione ufficiale della piattaforma.

 

Il tema è al centro anche del dibattito regolatorio: in Europa e nel Regno Unito editori e autorità stanno discutendo strumenti per consentire ai publisher di controllare meglio l’uso dei propri contenuti nei riassunti AI e nei sistemi di addestramento.

Fonti

Pew Research Center
Reuters Institute for the Study of Journalism – Digital News Report 2025
Google Blog – AI in Search
Commissione Europea
Digital Content Next
arXiv – studi su AI Overviews, traffico web e publisher impact
Cloudflare – report e iniziative su AI crawler e compensazione dei contenuti

Marco Valerio Roscioni

di Marco Valerio Roscioni

Collaboratore del portale informativo SocialMediaLife.it.

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