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Google batte Facebook sui droni

Sfida ad alta quota tra Big F e Big G, continua la saga dei droni solari!

Giusto un mese fa ne parlavamo, convinti che Facebook stesse per ufficializzare l’acquisto della Titan Aerospace, e invece Google gliel’ha fatta sotto al naso per oltre 60 milioni di dollari.

La società Titan Aerospace è specializzata nella creazione di UAV (Unmanned Aerial Veichles), droni volanti alimentati a energia solare senza pilota. I droni possono avere funzioni di monitoraggio ambientale, azioni di ripristino in caso di disastri, foto satellitari e ovviamente di comunicazione, sono capaci di volare per 5 anni consecutivi senza mai atterrare, sfruttando la superficie fotovoltaica che ricopre la scocca, le correnti della stratosfera e un’intelligenza di bordo sviluppata per ottimizzare le condizioni di volo.

Per Google l’acquisizione della Titan Aerospace si inserisce nel Project Loon, volto a portare internet anche in zone del mondo in cui è molto difficile far arrivare la linea.

Ma Google non ha solo questo obiettivo, le ragioni dell’acquisto sono anche altre, come ad esempio in altre applicazioni in situazioni di catastrofe e nella lotta contro danni ambientali come la deforestazione. I droni, infatti, essendo dotati di fotocamere, potrebbero aiutare a costruire un quadro più preciso della distruzione delle foreste pluviali, o fornire informazioni ai soccorritori dopo eventi come frane e terremoti, e perché no anche migliorare Google Maps (ma forse proprio questo è l’obiettivo principale, per colmare il vuoto delle Mappe in 3D e competere con il rivale Bing US?).

Nel frattempo Mark Zuckerberg non si è perso d’animo e ha diretto le sue mire espansionistiche altrove, acquistando per 20 milioni di dollari la Ascenta, società con base nel Regno Unito che si dice stia sviluppando il più lungo drone volante del mondo.

La lotta tra Google e Facebook continua! Ma non è che con la scusa di portare internet dove ancora non c’è, nel frattempo ci tengono anche un pò d’occhio?

Insomma se prima credevamo alla storia di voler abbattere il Digital Divide, oggi forse siamo un po’ più scettici!

 Maria Colucci

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