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Numeri di cellulare venduti alle aziende? Facebook smentisce ma non convince

“L’era della privacy è finita” sentenziò Zuckerberg nel gennaio del 2010. E a giudicare dall’operato di Facebook c’è da credergli!

Nonostante le smentite del social network sono sempre più pressanti i sospetti che i dati degli utenti siano selezionati appositamente per essere venduti a enti pubblicitari.

Advertising via cellulare? Potrebbe essere questa la nuova e assai discutibile forma di pubblicità che si potrebbero veder recapitare i milioni di utenti Facebook che hanno inserito il proprio recapito di telefono cellulare sul noto social network.

Alcuni giorni fa, infatti, il portale americano Business Insider ha pubblicato un articolo in cui si spiegava come i numeri di telefono inseriti dagli utenti fossero stati rivenduti dal colosso di Zuckerberg ad aziende di “ads”.

Questo avverrebbe grazie ad un sistema di “phone number retargeting” che permette di incrociare i numeri degli utenti con la loro attività in rete (a cui è possibile risalire attraverso l’indirizzo email e le operazioni svolte sui social network) al fine di definire i campi di interesse di ogni singolo profilo e indirizzare al meglio le inserzioni pubblicitarie.

I nostri numeri di telefono, per evitare una palese e illegale violazione della privacy, sarebbero girati alle aziende che curano l’advertising con un sistema di criptazione che rende i contatti anonimi ma identificabili.
In pratica un’azienda di pubblicità non sa che sta inviando pubblicità a Mario Rossi ma, grazie a un invisibile “conversion pixel”, avrà la certezza di sapere se un singolo utente (anonimo ma unico) risponderà o ignorerà l’inserzione sottopostagli.

Facebook, sempre più spesso al centro di polemiche legate alla tutela della privacy, è corsa ai ripari, inviando a Business Insider una smentita, riportata in fondo all’articolo, con cui si spiega che

“l’azienda (Facebook, ndr) sostiene che i numeri di telefono di sicurezza sono tenuti separati e non sono stati utilizzati per scopi pubblicitari”.

L’ingente archivio di contatti telefonici detenuto dal social network di Menlo Park, infatti, è frutto in larga parte della campagna con cui, qualche tempo fa, Facebook ha chiesto agli utenti di fornire il proprio numero di cellulare per tutelare al meglio la sicurezza e la veridicità del profilo.

Rimane non smentito, però, l’articolo di AdExchanger, specializzato in advertising, che avrebbe raccolto da un ente pubblicitario la conferma che Facebook avrebbe ripreso l’utilizzo del “conversion pixel”, già sperimentato alcuni anni fa, e che potrebbe offrire una capacità unica di delineare e tracciare nel tempo le preferenze degli utenti, consolidando così le prospettive di vendita per il neonato sistema di Real Time Bidding.
D’altronde già l’introduzione delle inserzioni anche nelle applicazioni del social network per i dispositivi mobili, che non a caso aveva segnato nel settembre scorso l’inversione di tendenza borsistica di Facebook, era un chiaro passo in questa direzione.

Ormai gli utenti – ci ha ricordato lo stesso Zuckerberg nel gennaio del 2010 – condividono senza problemi le informazioni personali online. Le norme sociali cambiano nel tempo. E così è anche per la privacy”.
Resta da capire chi si preoccuperà, al posto nostro, di quella norma sociale che è la privacy e che ne sarà dei nostri dati.

Mattia Nesti

 

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