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Foodstragramming: cibo e foto

C’è chi lo ama e chi lo odia, ma ormai il cibo è una vera e propria social persecuzione. Parliamo del fenomeno del foodstagramming. Disturbo o passatempo? 

L’altra sera ero in macchina con un amico poco avvezzo alla tecnologia. Per curiosità ha aperto Instagram, su cui non carica una foto da addirittura 25 settimane (che follia!) e mi ha chiesto: “Cosa sta succedendo su Instagram? Perchè c’è solo cibo?

Vi invito a fare lo stesso: prendete lo smartphone, aprite l’app di Instagram. Sono tutti appassionati di cibo, amano fotografarlo e condividerlo con i loro followers. C’è chi preferisce tavole imbandite o chi ama il piatto minimal. Ma quante foto di piatti più o meno succulenti appaiono sulla vostra home?

Secondo le statistiche del Guardian, il quale ha condotto una ricerca volta a stabilire cosa viene maggiormente fotografato e condiviso sui social media, è venuto fuori che nel 67% dei casi si tratta di cibo, con varie specifiche (articolo al momento non reperibile, rimosso perchè ritenuto parte di un contenuto pubblicitario):

E’ semplicemente pazzesco. Sono addirittura nate delle app come Foodspotting interamente dedicate all’argomento mentre ci sono instagrammer specializzati solo su questo tema! Molti ristoranti, cavalcando questa onda, hanno creato dei contest regalando una cena a chi instagramma la foto più bella. Altri ristoranti ancora, invece, hanno vietato di fotografare le pietanze: è inaccettabile che a tavola con più persone non ci si parli perché ognuno è intento a fotografare il suo piatto.

Questo fenomeno ha un nome: è il foodstagramming, declinato con il meno elegante food porn. Per molti esperti indica un disturbo ossessivo e sta dando parecchi spunti di riflessione a medici e ristoratori. Spiegano infatti gli esperti che spesso, chi condivide solamente fotografie di cibo (che probabilmente poi non mangia), escludendo dalla condivisione di informazioni tutto il resto, mostra chiari sintomi di un disturbo alimentare. Esperti dell’alimentazione e medici mettono dunque in guardia da questi fenomeni, perchè potrebbero avere dei pesanti risvolti psicofisici.

Un punto a favore degli haters che quotidianamente si chiedono il perché di questa invasione non richiesta. Per contro anche gli entusiasti hanno la loro ragione: viviamo nell’epoca della condivisione delle proprie piccole avventure quotidiane e il cibo è una di queste. Ma soprattutto il cibo è molto social e un facile “acchiappalike” per i più insicuri. In realtà suona tutto più o meno come un “dì la verità, mi stai invidiando”, specchio di una società che vuole far prevalere la forma sulla sostanza, dando spazio solo all’estetica.

Ma poi, chi ha stabilito che le foto di qualche bella ragazza siano più interessanti di quello che è nel mio piatto?

Annette Palmieri

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