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Monitorare i Social per predire il terrorismo

Il Pentagono vorrebbe sviluppare software che predicano gli eventi di “cyber terrorismo” rilevando come i gruppi criminali e gli hacker interagiscono su Internet

Come testimonia NextGov, i  ricercatori dell’organizzazione militare americana vogliono costruire strumenti capaci di spulciare i siti di networking – come Facebook e Twitter – per analizzare le dinamiche di gruppo delle comunità online.

La “Defense Advanced Research Projects Agency” finanzierà lo sviluppo di algoritmi che rendano il senso del chiacchiericcio di oltre 1 milione di utenti Internet per tenere traccia di come si evolvono i gruppi on-line.

L’obiettivo finale è chiaramente quello di aiutare gli strateghi a identificare comunitàpotenzialmente pericolose” che stiano reclutando o collaborando o che comunque dimostrino di aver intenzioni di stampo terrositico.

La DARPA è interessata anche a software in grado di individuare i conflitti tra gruppi e gli anelli deboli che il Pentagono e le forze dell’ordine potrebbero sfruttare per “operazioni strategiche militari”,  la prevenzione e lo spionaggio.

La prima fase di finanziamento sosterrà chi si dimostrerà in grado di identificare metodi per misurare le dinamiche di gruppo. Durante la seconda fase verrà creato un programma demo che potrà creare una narrazione coerente, tracciando i movimenti di oltre 1.000 gruppi e 1 milione di membri e capaci di generare più di 100.000 messaggi on-line ogni giorno.

Gli scienziati che prenderanno parte alla terza fase del finanziamento saranno poi tenuti a produrre strumenti che gli analisti di mercato, le organizzazioni elettorali e agenzie di difesa potranno utilizzare. Il Dipartimento della Difesa ha in programma di iniziare ad accettare le proposte a partire dal 27 agosto. La competizione si chiuderà il 26 settembre.

Costruire strumenti che possono formulare narrazioni coerenti in merito a qualsiasi network online è un compito ambizioso. Basti pensare alle varie diramazioni del gruppo di hacker Anonymous, comunità fortemente fluide. Esse soccombono alla politica interna, si mobilitano, si dissolvono e riemergono in forme sempre diverse.

Queste dinamiche volatili delle comunità è ciò che gli strumenti attualmente non riescono ad inchiodare.

Ecco quindi all’orizzonte un’altra serie di sfide che il selvaggio West che è il mondo dei social media è in grado di offrire.

Luca Valzesi

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