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MuseumWeek: quando l’Arte si fa social

Dal 23 al 29 marzo con l’hashtag #MuseumWeek è andato in scena l’Arte in digitale, per scoprire e condividere i segreti di tutti i Musei del mondo.

Sette i temi con cui gli utenti hanno avuto modo di sbizzarrirsi su Twitter e tutti dedicati all’Arte: l’occasione è stata la Museum Week 2015, lanciata sulla piattaforma di microblogging in collaborazione con i maggiori musei del mondo.

Per tutta la settimana i social media manager, curatori ed esperti di arte dei musei non hanno avuto il solito compito di scrivere post istituzionali o validare il numero di like presenti nelle fan page dei musei, ma piuttosto di creare contenuti innovativi, andando così a svelare il “dietro le quinte” di opere e musei che fin’ora nessuno conosceva. Ma anche i turisti hanno potuto condividere le loro esperienze: l’importante era usare uno degli hashtag lanciati: secrets, souvenirs, architecture, inspiration, family, fav e pose.

Eppure mentre negli Stati Uniti e in altri Paesi europei la partecipazione social sta diventando un fenomeno irreversibile, l’Italia, come ha dichiarato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, è ancora ferma: l’unico museo ad essersi aperto al social è il MAXXI di Roma.

L’occasione quindi ha avuto una duplice valenza: da un lato incentivare l’ingresso ai musei (ancora oggi visti da molti come luoghi vecchi e poco trendy) e dall’altro far scomparire un pò del conservatorismo che attanaglia molte delle istituzioni italiane verso l’uso di nuovi strumenti di comunicazione come i social network.

Francesca Lizi

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