Social Media News

Dove arriva la decenza?

La morte della ragazza di Napoli, lo stupro della diciassettenne a Rimini e la gogna della ragazza calabrese: cosa hanno in comune? La loro vita usata sui social.

Non è facile scrivere su queste storie, perché sono donna, perché uso i social e perché vivo in un piccolo paese. Questi tre fattori, però, hanno accomunato tre ragazze di età diverse, di paesi diversi ma segnate da un denominatore unico: la violenza.

Sia essa fisica o mentale, le loro vite sono state spiattelatte sui mezzi di comunicazione, soprattutto social per schernirle: “Se l’è cercata”, “Poteva vestirsi meglio”, “Tanto è sempre stata una poco di buono”. Parole scritte dai leoni da testiera che nella vita reale si nascondono, ma in quella virtuale si sentono invincibili tanto da essere giudici e carnefici.

E allora la domanda che mi attanaglia oggi è questa: dove sta il limite? E se esiste, chi deve deciderlo. I CEO dei social network? I giudici? Gli utenti. Perché ad oggi non esiste un filtro che blocchi le oscenità, i video porno, gli attacchi gratuiti. Succede sempre e comunque: non solo se sei donna, anche se sei di un partito o di una squadra sarai sempre sotto attacco di quel qualcuno che non vuole accettare il tuo pensiero diverso.

Proposta

Che tua sia gay, etero, ateo, cattolico, musulmano troverai sempre chi dall’alto del suo insindacabile monito ti dirà: Non si fa così, eh!

E la cosa più assurda è che costoro nella maggior parte dei casi si celano dietro pseudonimi, perché essi a loro volta si vergognano di mostrarsi.

Di quelle tre ragazze una è morta, si è tolta la vita: non ha retto alle continue offese, ai sorrisini ipocriti, alle malelingue.

Nel 2016 ci facciamo vanto di essere un popolo civile, vogliamo la libertà di donne e uomini, innalziamo bandiere per l’amore libero e poi… Poi ci perdiamo nel bigotto, nel “così però è troppo”, nelle nostre piccole convinzioni che ci fanno credere di essere migliori. Ostentiamo vite social che non sono le nostre, mettiamo in Rete solo traguardi degni di nota o tragedie che sappiamo smuoveranno la pietas dei nostri conoscenti: ma guai se ci denudiamo, se ci fanno una foto senza trucco, se scriviamo veramente ciò che pensiamo.

Saremo vulnerabili, come lo sono state queste figlie di Italia, di un’ Italia tanto bella e forte che però troppo spesso ancora si perde nel velo della vergogna.

Francesca Lizi

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Francesca Lizi

Laureata in Scienze della Comunicazione e in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione di Impresa, impegnata nel sociale come Volontaria della Croce Rossa Italiana. Da sempre appassionata di Social Media! Seguimi su:

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