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God save the Queen: almeno dai social network

Non si transige nemmeno su di loro al cospetto di Elisabetta di Inghilterra: la corte di giustizia anglosassone ha stilato un vero e proprio vademecum su cosa fare e non fare sui social network.

Dominic Grieve, procuratore generale britannico, non ne può più: troppi post, troppi tweet e troppi commenti non proprio politically correct: chissà cosa avranno mai scritto gli amici di oltre manica per spingerlo a scrivere un vero e proprio decalogo per non incappare nel reato di oltraggio alla corte.

Il tutto nasce all’indomani dello scandalo che lo scorso anno ha fatto crollare l’intero sistema del gossip britannico, ovvero il crollo di New of the World: il giornale è stato travolto dallo scandalo delle intercettazioni a volte anche troppo delicate, vendute al miglior offerente. Lo scorso ottobre è iniziato il processo, che vede  tra gli imputati Rebekah Brooks.

A fronte di quello che è successo ed anche di quelli che saranno i provvedimenti disciplinari, c’è chi ha voluto anticipare un pò i tempi, dettando delle regole comportamentali sui social network.

Proposta

Privacy e social media

Emblematico l’episodio che vede protagonista  un uomo che si era visto comminare una pena detentiva, poi sospesa, per aver diffuso su Twitter le foto del ragazzino che assassinò il piccolo James Bulger, pregiudicando gli sforzi delle autorità per dargli una nuova identità. Peaches Geldof, la sorella di Bob, ha dovuto scusarsi nei giorni scorsi per aver pubblicato i nome di due madri di bambini che avevano subito abusi da parte del cantante rock Ian Watkins.

Da una trentina di anni, i giornali ricevono regolarmente dei bollettini confidenziali in cui si informa i giornalisti dei rischi nel diffondere notizie su casi particolarmente riservati. Quest’anno ne sono già arrivati tredici, il doppio della media annuale. Purtroppo spesso capita che invece di affidarsi ad esperti del settore, alcune persone di propria volontà diffondano foto, nomi e notizie troppo sensibili, senza pensare a quelle che possono essere le conseguenze. I social media poi amplificano al massimo ogni singola notizia, creando dei vortici spesso di false notizie che è difficile poi fermare.

C’è chi può appellarsi al diritto di informazione e che a quello di privacy, ma qui si tratta semplicemente di buon gusto: purtroppo il galateo sui social network non è previsto, né ci sono filtri per evitare di diffondere nomi ed immagini sensibili. Rimane la discrezione dell’utente, la sua sensibilità e la sua delicatezza nel dire

“No forse è meglio che questa foto non la condivida con il mondo intero”.

Francesca Lizi

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Francesca Lizi

Laureata in Scienze della Comunicazione e in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione di Impresa, impegnata nel sociale come Volontaria della Croce Rossa Italiana. Da sempre appassionata di Social Media! Seguimi su:

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11 Comments

  1. Ciao Rachele,

    la Netiquette sarà resa pubblica sul sito del Governo gov.uk e sull’account Twitter dell’Ufficio del procuratore generale , @AGO_UK. La notizia è stata resa nota ieri dall’Indipendent quindi ancora non si hanno tutte le linee precise.

    🙂

          1. Grazie mille, ho letto, utilissimo articolo! Mi interesserebbe anche in specie avere notizie, in caso, su Netiquette per utenti “social” che si rapportano ai Brand. Perché se è vero che io non faccio che professare il Caring, il Social Care, l’attenzione al cliente, occorre anche ricordare che la mia libertà finisce dove inizia quella altrui, e viceversa 🙂 Il problema è ahimé ampio: implica la questione della “[mancata] regolamentazione di web&social” — tradotto: “A che punto, e come, “fermo” il troll?” Lo curo, lo gestisco, se insiste… faccio valere il “Don’t feed the troll”, ma c’è un limite – di offese, insulti, e quant’altro – che poi se oltrepassato diviene intollerabile. Per Facebook ho potuto inserire la Netiquette che ho scritto ad hoc, più difficile inserire una analoga tab su Twitter o gli altri social, ma certi principi cerco di farli valere ugualmente. A che punto però posso agire – e come… – sul cliente Twitter ad es. che non posso “bannare” come su Fb (cosa che comunque non è soluzione)? Faccio scattare i legali, querele, denunce?… Manca appunto una autentica regolamentazione 🙂 Scusate la lunghezza e grazie!

          2. Ciao Rachele
            nessun problema, la prolissità è sospinta dalla necessità e passione per la materia.
            Purtroppo hai toccato un nervo scoperto! Il mio modesto parere è che, essendo la “cosa social” un settore abbastanza giovane e in continua evoluzione, è molto difficile, ma non impossibile, regolamentare il tutto. Alla fine siamo alle prese non solo con fenomeni di networking, ma con l’utilizzo stesso del Web di cui i social media rappresentano solo un segmento ad alto tasso di inflazione d’uso (con tutte le conseguenze del caso).
            Per la mia esperienza, qualora (ed è quello che penso di aver capito dalle tue parole) tu abbia necessità di stabilire alcune regole per la/le community che gestisci, una soluzione non esaustiva (ma comunque utile ai fini del raggiungimento di uno standard comportamentale da rispettare) è quella di creare una Policy (Aziendale) da declinare sui vari canali e proporre agli utenti.
            Certamente Facebook, con le sue tab, si presta alla cosa, mentre è più difficile per twitter (a meno che non inserisci un link nella bio dell’account, ma te lo sconsiglio).
            Google+ e YouTube ti permettono invece di collegare dei link alla pagina/canale mentre per LinkedIn hai dalla tua le classiche “Regole del Gruppo” (ti invito a leggere quelle presenti sul nostro gruppo Social Media Life) e che puoi tenere in primo piano tra i “suggerimento dell’admin”.
            Resterebbe Pinterest, del quale mi preoccuperei relativamente al momento (in quanto in crescita ma non ancora del tutto sdoganato in Italia e comunque meno “pericoloso” per sua stessa natura).
            Insomma, non esiste una regola valida per tutti e qualora si tendesse a perseguirla il rischio sarebbero la censura, il dispotismo e l’autarchia, caratteristiche tipiche dei regimi totalitari applicati al web! 🙂

          3. Grazie Tommaso, d’accordissimo con te – proprio in questo senso (moderato, stra-moderato, sia chiarissimo, ci mancherebbe) ho già creato da tempo una Tab Netiquette su Fb Page, altrettanto farò altrove ma – segno dei tempi… – su G+ o gli altri social ve ne è assai meno bisogno. Eccezion fatta per Twitter: dove è arrivata la… “massa”, nel senso buono e ahimé anche meno buono 😉 Tenetemi aggiornata comunque, grazie!

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