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La campagna elettorale relazionale

Internet e i social network stanno creando i presupposti per una campagna elettorale più efficace e umanizzata

Le campagne elettorali tradizionali hanno la pretesa di parlare a tutti. Con uno spot televisivo, un manifesto, un volantino o un megafono io ho la pretesa di rivolgermi direttamente alle persone che mi stanno ascoltando. Ma che reputazione ho io presso questa massa indistinta di persone? Chi sono io per loro? Che credibilità ho?

Campagna elettorale sui social network

Proposta

Infatti nel 99% dei casi questo tipo di campagna elettorale non ha alcun effetto perché non tiene conto di un fattore fondamentale che regna nei gruppi umani: se voglio essere preso sul serio devo essere prima apprezzato, devo avere una buona reputazione. E’ così che funzionano i gruppi umani, in ogni ambito della vita sociale (politica, amicizie, business…).

Viceversa un politico che adotta una campagna elettorale relazionale tiene conto di questo aspetto e non cerca di rivolgersi direttamente a masse indistinte di persone, ma cerca piuttosto di rivolgersi alle persone presso le quali già gode di una certa reputazione:

 – coloro che già lo conoscono;

 – coloro che hanno dimostrato interesse nei confronti delle sue iniziative;

 – coloro che lo apprezzano per quello che ha fatto;

 – coloro che hanno apprezzato i suoi articoli o presenziato ai suoi interventi pubblici;

 – coloro che sono già stati aiutati in passato da lui.

Questi, che già lo conoscono, devono essere il vero motore della campagna elettorale. Infatti avranno altre cerchie di persone presso le quali godono di una certa reputazione e sarà più semplice riuscire a influenzarli.

Non devi quindi vederla come uno che parla a tutti. E’ piuttosto un sistema ad anelli. Io parlo a 100 che a loro volta parlano a 5 che a loro volta parlano a una persona. Totale: 900 persone coinvolte.

Questo processo oggi può essere spinto ai massimi gradi grazie a Internet:

Facebook (Twitter, Google+, Linkedin….): Marco ripubblica una tua intervista sulla propria bacheca. Gli amici più stretti di Marco (una decina circa) vedono l’intervista e pensano: “Diamine, se Marco, di cui ho grande stima, pubblica l’intervista di questo politico allora questo deve essere proprio competente”. In pratica hai sfruttato la reputazione di Marco per acquisire reputazione presso persone che non avresti mai conosciuto prima

Newsletter: grazie alle tue iniziative riesci a far iscrivere alla tua newsletter 1000 persone con le quali, nell’arco di un anno, instauri un dialogo duraturo. Al momento delle elezioni 400 di queste persone decidono di sostenerti. Ciascuno di loro convince un parente a votarti. Grazie a un sistema  semiautomatico hai ottenuto 800 voti.

Blog: Obama è un esempio lampante di questa strategia. Gli articoli del blog non parlavano di Obama, ma riguardavano fatti di sconosciuti sostenitori che avevano fatto una festa elettorale o che avevano ottenuto un risultato particolarmente positivo. Non serviva solo per dimostrare che a al suo fianco c’erano persone comuni, ma anche per coinvolgere le persone che trovavano i loro conoscenti su uno dei blog più visitati d’America. Colui che appariva sul blog di Obama si impegnava moltissimo per dare ampio risalto all’articolo e lo faceva girare nella sua cerchia di amici.

Come puoi vedere il motore per convincere le persone a fare qualsiasi cosa è solo la reputazione. E’ su quella che devi puntare, non su 10.000 manifesti, 100.000 volantini e 10 ore di presenza in TV.

 Valerio Quatrano

Fondatore di FaiComeObama.it

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Tommaso Lippiello

Lavora da tempo come Digital Program Manager per Agenzie di Marketing e Comunicazione e in Aziende del settore ICT. Consulente Digitale per realtà come DigiCamere - Camera di Commercio di Milano, Microsoft Bing, Reply e Luxottica, è attualmente Digital Innovation Manager in CRAI Secom SpA, Docente presso l'Università LIUC nel corso "La comunicazione interattiva: blog, social network, app, business network" presso la facoltà di Economia e Management e Advisor allo IULM Innovation Lab. Esperto di Social Media ha esperienza come Speaker e Formatore ed è il creatore e redattore di SocialMediaLife.it e co-Founder di MobilitaPubblicoImpiego.it. Seguimi su:

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2 Comments

  1. cito:

    ““Diamine, se Marco, di cui ho grande stima, pubblica l’intervista di questo politico allora questo deve essere proprio competente”. In pratica hai sfruttato la reputazione di Marco per acquisire reputazione presso persone che non avresti mai conosciuto prima”

    no, non è esattamente così. questo avviene se gli amici di Marco sono persone acritiche che si bevono ogni cosa. ormai non è più così.

    quello che succede, semmai, è che l’amico di Marco (chiamiamolo Nino) pensa: “Se Marco, di cui ho grande stima, *segnala* l’intervista di questo politico, allora dovrebbe valere la pena leggerla”.

    Nino legge l’intervista, dopodiché se gli piace dice “Mah, forse Marco aveva ragione e questo politico pare non essere male”. Se non gli piace dice “Marco è diventato un cretino e non mi farò più abbindolare da quel che posta”.

    Cioè non diamo per scontato il ruolo di “influencer” di Marco.

    cito nuovamente:

    “Newsletter: grazie alle tue iniziative riesci a far iscrivere alla tua newsletter 1000 persone con le quali, nell’arco di un anno, instauri un dialogo duraturo”.

    Un dialogo? Un dialogo si fa parlando un po’ per uno. Una newsletter è l’esatto contrario. E’ un broadcast. Uno parla, tanti ascoltano (si spera, se no aprono l’email, leggono due righe e la cancellano).

    Chi è il mittente della newsletter, il classico no-reply? C’è davvero qualcuno che risponde alle risposte alla newsletter? E’ importante che il politico capisca che se vuole davvero impostare un dialogo, deve investire in personale preparato e affidabile, a cui consegnare la propria casella di posta e che possa parlare per lui.

    Un altro rischio potrebbe essere questo che descrivo. Tanti anni fa un politico molto importante, con responsabilità di governo, fece una dichiarazione che a me e a molti sviluppatori web non piacque per niente. Su un forum ci accorgemmo che tutti avevamo scritto a questo politico, senza bisogno di coordinarci. Dopo qualche giorno il politico mi rispose. Tutto contento postai sul forum: “Tizio mi ha risposto!”. “Anche a me!” disse un altro. “Anche a me!”. “Anche a me!”. Insomma, aveva risposto a tutti. Sì, ma con un testo copiaincollato uguale per tutti e del tutto generico. Un broadcast.

    Sono pronti i politici italiani per questo tipo di impegno? Ne dubito. Se lo sono non hanno bisogno di farsi consigliare in questo modo. Se hanno davvero bisogno di sapere che la reputazione è importante, mmmh, c’è qualcosa che non va.

  2. Grazie per il commento, l’ho trovato molto interessante. Ti rispondo punto per punto, ma sono d’accordo con te su molti aspetti:

    1) E’ evidente che se il politico segnalato dal mio amico Marco dice delle stupidaggini io non lo apprezzerò affatto e toglierò un po’ di reputazione a Marco che non godrà più della mia totale fiducia. Detto ciò è anche vero che la reputazione di Marco che mi segnala l’intervista del politico è necessaria. Deve essere considerata come una sorta di presentazione senza la quale oggi è difficile ottenere un po’ di attenzione dalle persone. Ciò che dice un estraneo (specie un politico) ha bisogno della certificazione di un mio conoscente per godere della mia attenzione, questo mi sembra un fatto evidente.

    2) La newsletter non è in sè un dialogo, ma è lo strumento che può generare questo dialogo che può avvenire in tempi diversi e in luoghi diversi: l’iscritto alla newsletter può partecipare ai miei webinar dove può intervenire, può rispondermi alle e-mail, telefonarmi e incontrarmi dal vivo. Però senza la newsletter non può esserci una connessione stabile e duratura tra il politico e i sostenitori. L’email è qualcosa di più intimo rispetto a Twitter e Facebook che sono delle piazze pubbliche.

    3) I consiglieri e gli attivisti del Movimento 5 Stelle mi sembra che il web lo usino bene……. a mio parere i politici italiani stanno imparando in fretta più di altri paesi.

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