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Native Advertising VS Content Marketing: differenza e tipologie di formati

Un po’ di chiarezza su due forme di web marketing molto diffuse ma che a volte possono creare confusione.

Contenuto Web Native Advertising
Fonte: Marketingland.com

Non sempre è facile distinguere le nuove forme di pubblicità che il web è stato in grado di offrirci, specialmente se le differenze risultano minime e poco chiare.

Per questa ragione in questo articolo si tratterà la differenza tra due forme di web marketing facilmente confondibili dai non addetti ai lavori: il Content Marketing e il Native Advertising, definendo inoltre le tipologie di formati che li contraddistinguono.

Quando si parla di Native Advertising, secondo l’International Advertising Bureau (IAB), ci si riferisce a un contenuto sponsorizzato promosso da un’inserzionista che assume le medesime sembianze del contenuto, non interrompendo la navigazione degli utenti.

Infatti, a differenza della pubblicità tradizionale che distrae il lettore e lo invade psicologicamente per comunicare il messaggio di marketing, il Native advertising cala completamente la pubblicità all’interno di un contesto, con lo scopo di attrarre l’attenzione dell’utente attraverso l’engagement.

L’obiettivo degli inserzionisti è proprio quello di realizzare annunci a pagamento che si adattino il più possibile con il contenuto della pagina web, tanto che a volte diventa quasi impercettibile la differenza tra contenuto del sito e pubblicità.

Si differenzia dal Content Marketing per il fatto che quest’ultimo prevede sempre la creazione e l’articolazione di varie tipologie di contenuti realizzati dall’azienda, ma la loro distribuzione avviene attraverso i canali gestiti direttamente dal brand (cosiddetti owned) e non su altre pagine diverse da queste.

La differenza tra questi due approcci di web marketing si riscontra anche nelle tipologie e nel contesto in cui sono messe in atto.

Se nel Content Marketing le tipologie più frequentemente utilizzate sono blog post, articoli, video, infografiche, podcast, newsletter e post sui Social Media, quando si tratta di Native Advertising le tipologie sono da includere in queste sei categorie:

Unità pubblicitarie in-feed

Questa tipologia di Native Advertising rispecchia i contenuti e l’estetica del sito nel quale sono inseriti.

Gli annunci pubblicitari vengono quindi inglobati all’interno del feed degli aggiornamenti delle varie piattaforme risultando perfettamente inseriti nel contesto e apparendo praticamente identici agli altri contenuti presenti.

Un esempio semplice e calzante sono i post che Facebook inserisce nel suo stream con le stesse caratteristiche degli altri contenuti del social network.

Paid Search

In questo caso l’attenzione si sposta sui motori di ricerca come Google, Yahoo, Bing ecc. Gli inserzionisti pagano perché il loro sito, della stessa forma dei risultati non sponsorizzati, sia presente all’interno della query in una posizione privilegiata rispetto alle altre in modo da aumentare il numero di click.

Widget con post raccomandati

Questi sono una forma pubblicitaria nel quale un annuncio o un contenuto a pagamento sono eseguiti attraverso un widget. Si posizionano solitamente alla fine di un sito, al fine di consigliare altri contenuti simili o correlati a quello appena visitato.

L’annuncio viene visualizzato in un sito esterno e viene utilizzato soprattutto per aumentare il coinvolgimento degli utenti. Esempi di questa tipologia sono aziende come Taboola e Outbrain.

Liste sponsorizzate

Le liste sponsorizzate sono liste, soprattutto di prodotti, che l’editore inserisce all’interno di siti o applicazioni non editoriali ma che tuttavia sono facilmente adattabili all’esperienza di navigazione del sito stesso. Alcuni esempi riguardano Amazon o Foursquare.

Pubblicità in-ad

Sono simili ai banner e molto vicine idealmente agli annunci standard. Si riferiscono a unità pubblicitarie inserite al di fuori della griglia editoriale del sito ma aventi comunque rilevanza con le tematiche del sito stesso.

Contenuto personalizzato

È la tipologia di Native Advertising più conosciuta e con più possibilità di innovazione. Si parla infatti di contenuti effettivamente sponsorizzati, ideati e confezionati per essere inseriti con creatività su altri siti web e aventi come caratteristica quella di puntare chiaramente il target.

Federico Bellu

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Federico Bellu

Laureando in Economia Aziendale presso LIUC - Università Cattaneo con percorso in Comunicazione, Marketing e New Media. Appassionato di Cinema e Sport, la mia attività si concentra sui nuovi approcci al Marketing moderno e alle sue applicazioni.

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One Comment

  1. Bel pezzo, soprattutto contando la confusione intorno al native advertising che spesso sembra regnare. In merito io da poco ho iniziato a usare revenee.io: installi il widget e poi controlli anche gli spazi decidendo quanta pubblicità nativa puoi ospitare, non male devo dire, utile anche per chi ha volumi non necessariamente alti.
    R 😉

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