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Quando nella Rete c’è solo Odio

Le ultime bravate online sono gli insulti rivolti a Pier Luigi Bersani durante il suo ricovero: minacce di morte, frasi inneggianti la sua fine e sarcasmo. Ma è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi di mal costume online.

Ah finalmente ce lo leviamo

oppure

Bene, adesso soffri tu dopo che hanno sofferto tante persone

e ancora

Meglio a lui che a me

Sono questi alcuni dei commenti che giorni fa hanno impestato la rete alla notizia del ricovero dell’ex segretario del PD per un’aneurisma celebrare. Purtroppo, però, non è un caso isolato: in passato altri sono stati gli insulti a personaggi noti per vicende loro private e delicate (il ricovero di Silvio Berlusconi dopo il lancio della stutuina al volto o anche la morte di Andreotti e quella di Franca Rame). Ma non solo: anche i non VIP sono spesso vittima di quello che viene definito CyberBullismohate speech, ossia un discorso pieno di termini offensivi.

A prescindere dalla fazione politica o dal pensiero etico-morale che ognuno può avere, è un fenomeno preoccupante: ragazzi gay o etero che si suicidano per gli insulti online, ragazzine che si prostituiscono procacciando clienti tramite i social network, bande di bulli che online minacciano e offendono sempre di più.

Hate speech

La domanda però è un’altra: è solo un caso che con l’avvento sempre più massiccio delle nuove tecnologie di comunicazione sia aumentata anche questa orrenda pratica oppure è l’ennesimo sintomo di una società sempre meno tradizionale?

C’è una lettura interessante che tratta proprio questo nuovo e preoccupante costume: “Will Facebook destroy social capital?” dimostra come chi usa Facebook o Twitter ha molta meno fiducia negli altri rispetto a che invece intrattiene le proprie relazione off line.

Nelle interazioni umane noi abbiamo la possibilità di scegliere con chi parlare e di cosa, online invece siamo inondati di informazioni e di interazioni, non riuscendo poi spesso a distinguere il vero dal falso. Siamo spesso impotenti di fronte ai commenti e, come disse Roberto Saviano non molto tempo fa, la “macchina del fango” si attiva e per fermarla ci vuole molto tempo.

Illazioni, insulti, pettegolezzi, minacce e altro sono all’ordine del giorno sui social network, che ormai hanno perso la loro primaria funzione: mettere in contatto persone lontane e vicine per scambiarsi un “Ciao, come stai?”.

L’onda del malcostume si ripercuote anche in strada, dove ragazzi e ragazze creano vere e proprie gang contro i più deboli, usurpano il ruolo che è dei genitori o dei professori facendo finta di avere già la sapienza e la maturità che invece ancora non sviluppano.

Francesca Lizi

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Francesca Lizi

Laureata in Scienze della Comunicazione e in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione di Impresa, impegnata nel sociale come Volontaria della Croce Rossa Italiana. Da sempre appassionata di Social Media! Seguimi su:

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