Negli Stati Uniti, la sentenza segna un precedente: ‘Meta e Google accusati di alimentare la dipendenza dai social’

di Francesco Giuliani

Il 2 dicembre 2026, il tribunale di Los Angeles ha emesso una sentenza che potrebbe avere ripercussioni significative nel panorama della giustizia riguardante le piattaforme social. La corte ha ordinato a Meta e a YouTube, controllato da Google, di risarcire Kaley G.M., una giovane di 20 anni, con un importo di 3 milioni di dollari. Questo verdetto ha acceso un dibattito cruciale sulla responsabilità delle aziende tecnologiche nei confronti degli utenti, in particolare per quanto riguarda i rischi associati all’uso eccessivo dei social media, che possono portare a problemi di salute mentale.

Il percorso di Kaley G.M. e il suo legame con i social media

Kaley G.M. ha iniziato a utilizzare i social media all’età di sei anni, sviluppando un rapporto problematico che ha avuto un impatto negativo sulla sua salute psicologica. Durante il processo, ha testimoniato riguardo agli effetti deleteri dell’uso intensivo delle piattaforme di Meta e Google, che l’hanno portata a vivere esperienze di ansia e depressione. Insieme a sua madre, ha accusato le due aziende di aver creato servizi mirati a promuovere un consumo compulsivo, sfruttando meccanismi come lo “scorrimento infinito” e algoritmi progettati per mantenere gli utenti online per periodi prolungati. La testimonianza di Kaley ha messo in luce la vulnerabilità dei giovani e ha sollevato interrogativi sulla responsabilità delle aziende nel proteggere i loro utenti più giovani e nel prevenire danni psicologici.

Il verdetto e le sue implicazioni legali

La giuria, composta da dodici membri, ha inizialmente trovato difficoltà a raggiungere un accordo, ma grazie all’intervento del giudice, è riuscita a trovare un consenso. La sentenza ha stabilito che Meta e Google sono responsabili di negligenza per non aver fornito avvertenze adeguate riguardo ai rischi legati all’uso dei loro prodotti. I 3 milioni di dollari stabiliti come risarcimento, di cui il 70% a carico di Meta, si riferiscono esclusivamente ai danni morali. Ora si attende la decisione riguardo a eventuali danni punitivi per dolo o frode, che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione per le aziende coinvolte.

Le conseguenze per Meta e Google

Questo verdetto rappresenta un ulteriore colpo per Meta, che ha recentemente subito una condanna in New Mexico per non aver protetto adeguatamente i minori dai predatori online, con un risarcimento di 375 milioni di dollari, corrispondente a circa 10.000 dollari per ogni adolescente coinvolto. Mark Zuckerberg, fondatore di Meta, ha testimoniato durante il processo a Los Angeles, scusandosi per i malfunzionamenti dei filtri di Instagram, ma le sue parole non hanno convinto i giurati. Meta ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso, aprendo così un nuovo capitolo in questa battaglia legale.

Un cambiamento nella responsabilità delle piattaforme social

Il verdetto rappresenta un passo significativo verso una maggiore responsabilità legale per le piattaforme social, stabilendo che possono essere ritenute responsabili per i danni causati dai loro design e funzionalità. Gli avvocati di Kaley G.M. hanno sottolineato come le aziende di social media abbiano sfruttato la vulnerabilità dei minori, nascondendo gli aspetti pericolosi delle loro piattaforme. Questa nuova teoria giuridica, che richiama le battaglie legali contro l’industria del tabacco, potrebbe segnare l’inizio di un cambiamento radicale nel modo in cui i social network operano e vengono regolati, affrontando finalmente le preoccupazioni legate alla salute mentale degli utenti.