Il 20 maggio 2025 segna il tredicesimo anniversario del devastante terremoto che colpì l’Emilia-Romagna nel 2012. In questa occasione, il presidente della Regione Michele de Pascale ha visitato Concordia, accompagnato dall’assessore alla Ricostruzione Davide Baruffi e dal direttore dell’Agenzia per le Ricostruzioni Enrico Cocchi. L’incontro ha avuto luogo nel rinnovato Teatro del Popolo, recentemente restituito alla comunità dopo un lungo processo di recupero. Durante la visita, de Pascale ha dialogato con i sindaci dei 59 comuni colpiti dal sisma, ascoltando le loro preoccupazioni riguardo ai progressi ancora da fare nella ricostruzione.
Stato d’emergenza e opportunità per i comuni
Entro la fine dell’anno scade lo stato d’emergenza dichiarato dopo il terremoto. Questo status ha fornito ai comuni colpiti importanti facilitazioni fiscali e risorse aggiuntive per potenziare gli uffici tecnici locali. Gli amministratori hanno espresso preoccupazione riguardo all’“ultimo miglio” della ricostruzione, in particolare per quanto riguarda il patrimonio pubblico e storico danneggiato dal sisma. De Pascale ha riconosciuto l’importanza del lavoro svolto dai suoi predecessori Vasco Errani e Stefano Bonaccini nella gestione della crisi post-terremoto.
La fase attuale è cruciale poiché molti dei benefici legati allo stato d’emergenza stanno per terminare. I sindaci hanno sottolineato come sia fondamentale mantenere un supporto costante fino al completamento totale delle opere di ricostruzione necessarie a restituire alle comunità una piena normalità.
Progressi nella ricostruzione degli immobili
La maggior parte degli interventi di ripristino delle abitazioni private è ormai conclusa grazie a un investimento complessivo che supera gli 8 miliardi di euro; oltre sette miliardi sono già stati liquidati agli aventi diritto. Le infrastrutture pubbliche sono state ripristinate e rese nuovamente fruibili dalle comunità locali, segnando un passo importante verso la normalizzazione post-sisma.
De Pascale ha evidenziato come, nonostante i traumi lasciati dai terremoti siano indelebili nelle vite delle persone coinvolte, oggi si possa affermare che il percorso di ricostruzione sia sostanzialmente chiuso per quanto riguarda gli edifici privati ed economici. Tuttavia, rimane aperta la questione della salvaguardia del patrimonio storico-culturale locale che richiede interventi più delicati e specializzati.
Negli ultimi anni ci sono stati diversi fattori complicanti come l’impatto della pandemia globale sul settore edilizio e l’aumento dei costi dei materiali da costruzione dovuti a variabili economiche esterne.
Bilancio finale: risultati significativi dopo tredici anni
Dai dati raccolti emerge un bilancio positivo: circa 20mila abitazioni sono state ripristinate; oltre 28mila persone hanno potuto rientrare nelle proprie case; ben 570 scuole sono state riqualificate o costruite ex novo senza interruzioni nell’attività didattica. Anche le piccole attività commerciali hanno beneficiato dalla rinascita economica, con oltre 6mila negozi resuscitati dalle macerie, insieme a più di tremiladuecentocinquanta aziende industriali ristrutturate o messe in sicurezza.
Attualmente, quasi tutti i cantieri risultano conclusivi o prossimi alla fine; solo una minima percentuale degli interventi previsti resta da completare . Inoltre, ci sono piani in atto per ulteriori iniziative nei centri storici, volti alla riqualificazione commerciale attraverso nuovi bandi destinati ad artigiani ed attività professionali locali.
Per quanto riguarda le chiese danneggiate dalla calamità naturale, su un totale di quattrocentoquarantuno edifici inseriti nel programma pubblico dedicato alle opere culturali, ben trecentoventuno erano stati chiusi perché considerati inagibili al momento dell’emergenza sismica iniziale.
Baruffi ha sottolineato l’importanza della qualità antisismica negli edifici futuri come elemento fondamentale non solo per garantire sicurezza, ma anche sostenibilità energetica nel lungo termine durante questo processo continuo di recupero post-sisma.